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Il progetto "Sostegno" nasce come risposta alla sempre maggior richiesta, da parte del pubblico, di avere informazioni sempre più dettagliate per meglio muoversi in campo normativo in materia di amministrazione di sostegno, inabilitazione e interdizione.

La proposta offerta da Primavera Onlus, per mezzo dell'avvocato Elisabetta Frigerio, si prefigge di offrire una consulenza gratuita in materia di amministrazione di sostegno, inabilitazione e interdizione, attraverso l'istituzione di uno sportello informativo.

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Destinatari

I destinatari per i quali è stato pensato il progetto sono:
  • Persone con disabilità “trattabile”
  • Familiari
  • Associazioni e/o Volontariato

Offerta

Il progetto nasce con lo scopo di offrire:
  • Ascolto delle problematiche ed analisi degli strumenti
  • Collaborazione con Enti / Uffici
  • Introduzione ed Assistenza alla / alle Procedure;

Modalità

La consulenza può essere sviluppata attraverso una delle seguenti modalità:
  • Incontri aperti con familiari ed Associazioni
  • Consulenze riservate nel rispetto privacy
  • Consulting by email
  • Tutoring service

Amministrazione di sostegno

L’amministrazione di sostegno è la misura da ritenersi sufficiente sia in presenza delle scarse esigenze gestionali da soddisfare, sia per il fatto che il beneficiario viva in un ambiente circoscritto e protetto che non lo esponga al pericolo di compiere atti pregiudizievoli. L’ amministratore di sostegno, può esercitare i poteri cd. sostitutivi (ex art. 405, comma 5, n. 3, c.c.) a livello patrimoniale: compiere gli atti di straordinaria e di ordinaria amministrazione e gli ulteriori atti relativi alla presentazione di domande di assistenza, anche sanitaria e di sussidi. La scelta dell’amministrazione di sostegno non deve essere semplicemente basata sul grado d’infermità o d’impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto, ma piuttosto sulla maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle sue esigenze, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa (Cass. Civ. Sez. I, sentenza 22 aprile 2009, n. 9628 e Cass. Civ. Sez. I, sentenza 26 ottobre 2011, n. 22332). In particolare l’amministrazione di sostegno sarà preferibile in tutti quei casi in cui sia necessaria “un'attività di tutela minima, in relazione, tra le altre cose, alla scarsa consistenza del patrimonio del soggetto debole, alla semplicità delle operazioni da svolgere, e all'attitudine del beneficiario a non porre in discussione i risultati dell'attività svolta nel suo interesse”.

Inabilitazione

L’ inabilitazione riguarda l’infermo di mente il cui stato non è talmente grave da dar luogo a interdizione. Può essere inabilitato anche colui che, per prodigalità o per abuso di bevande alcoliche o di stupefacenti, espone sé o la sua famiglia a gravi pregiudizi economici. Può essere inabilitato altresì il cieco o sordomuto dalla nascita del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi. Di regola il curatore viene scelto nello stesso ambito familiare dell’assistito; infatti, possono essere nominati: il coniuge, purché non separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e comunque il parente entro il quarto grado. In alternativa viene scelto tenuto conto dell'esclusivo interesse del beneficiario.

Interdizione

la misura dell’ interdizione rileva nei casi in cui l’elevata consistenza del patrimonio mobiliare ed immobiliare, collegata con la gravità e l'irreversibilità delle condizioni fisio-psichiche del soggetto, impone l'adozione della misura interdittiva proprio per la gestione e conservazione del patrimonio. In sostanza, è corretto non basare la scelta del provvedimento di interdizione sul solo grado di infermità del soggetto incapace, ma occorre procedere ad un’attenta ricostruzione della particolare situazione fisica e psichica dell’incapace, rapportandola con la complessità delle decisioni, anche quotidiane, da prendere per la gestione del suo patrimonio personale. Possono essere quindi interdetti il maggiore di età ed il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende totalmente incapaci di provvedere ai propri interessi e tale misura sia necessaria per assicurare loro adeguata protezione, anche tenuto conto della complessità della gestione patrimoniale (art. 414 cod. civ.). Il tutore viene nominato dal Giudice Tutelare e viene scelto, preferibilmente, nello stesso ambito familiare dell’interdetto (coniuge non separato, una persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e comunque un parente entro il quarto grado). Se necessario può nominarsi tutore una persona estranea (ad es. in assenza di parenti o in caso di conflitto tra gli stessi). In ogni caso deve trattarsi di persona maggiorenne di ineccepibile condotta. Colui che è nominato non può sottrarsi alla nomina, a meno che abbia più di 65 anni, tre figli minorenni, sia gravemente ammalato, eserciti già altra tutela. Il Giudice Tutelare può nominare, oltre al tutore, un protutore con funzione di rappresentare l’interdetto in caso di conflitto di interessi di quest'ultimo con il tutore. Il protutore può inoltre sostituire il tutore per gli atti urgenti qualora questi venga a mancare o abbia abbandonato la funzione. In questo caso spetterà al protutore promuovere la nomina del tutore.
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Avvocato Elisabetta Frigerio

Libero professionista, Avvocato del Foro di Como, contitolare dello Studio Berardi & Frigerio Avvocati Associati in Como.
Laurea presso l’Università Cattolica di Milano.

  • Esperta in ambito di associazioni del terzo settore
  • Master in diritto dello Sport
  • Crisi di impresa e gestione dei rapporti di lavoro.
  • Contratti di lavoro e contenzioso post legge 183/2014
  • Tecniche difensive e pretesa tributaria

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www.studiolegaleberardi.eu
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